Immaginare e costruire futuri sostenibili
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La conferenza si tiene in occasione dei 60 anni dell’introduzione delle Scienze Umane e Sociali nel CNR e si propone di rispondere, tra gli altri, a quesiti del tipo: qual è il contributo delle SH alla comprensione delle grandi sfide e alla soluzione delle nuove problematiche sociali? In che misura è cambiato il rapporto con le scienze dure? Esistono esempi virtuosi che possono rappresentare dei modelli di riferimento? La discussione affronterà questi interrogativi attraverso cinque tavoli tematici che vedranno il confronto di un relatore interno del DSU e di un relatore esterno. Nei tavoli i ricercatori sono chiamati a dare conto, attraverso le ricerche individuali e collettive, i progetti, i risultati delle pubblicazioni scientifiche, delle modalità con cui il CNR risponde alle sfide attuali della società e del contributo diretto alla conoscenza dei fenomeni e delle problematiche, alla definizione degli strumenti per risolverle e all’impatto che queste conoscenze possono avere sui territori e sulle società.
Comitato Scientifico: Gabriella Corona (ISMed), Andrea Filippetti (ISSIRFA), Ginevra Peruginelli (IGSG), Giovanni Pezzulo (ISTC), Carla Sfameni (ISPC).
Info e contatti: segreteria.dsu@cnr.it, Tel: +39 06 49933328.
Allegati: Locandina – Brochure
La transizione verso un futuro a emissioni nette zero entro il 2050 richiede non solo l’incentivazione delle energie pulite, ma anche un cambiamento profondo nei sistemi di produzione, l’eliminazione degli allevamenti intensivi e una trasformazione delle abitudini alimentari, insieme all’adozione dell’economia circolare. La transizione energetica implica dunque un cambiamento profondo dei modelli sia economici che culturali. Accanto alla diffusione di nuove tecnologie, dunque, occorrerà introdurre trasformazioni che riguardano il sistema dei valori e i sistemi di governance. Il dibattito sull’Antropocene così strettamente connesso alla crescente consapevolezza delle implicazioni del cambiamento climatico ha portato ad una riflessione sulla complessa interazione tra i cicli biogeochimici, ed ecologici in generale, che caratterizzano il Sistema Terra con le attività umane. Ciò rende il Sistema Terra ancora più dipendente dalla gestione dell’intervento umano e implica il superamento della secolare separazione tra scienze dure da una parte, e scienze umane e sociali dall’altra. In effetti, è in atto una vera e propria rivoluzione epistemologica nella misura in cui le scienze dure dovranno necessariamente confrontarsi con variabili di tipo sociale. Come stanno affrontando le scienze dure questo cambiamento? Quali riflessi comporta questa trasformazione sugli apparati teorici, sugli statuti delle singole discipline, sull’insegnamento delle scienze naturali? Si tratta di aspetti che riguardano necessariamente il ricorso alla formazione umanistica e sociale. E dunque economie, politiche, valori, culture. In che misura le scienze umane e sociali si stanno attrezzando per affrontare questa sfida? Esistono già esempi virtuosi in questo senso? Il tema della transizione verde può interessare anche le scienze del patrimonio soprattutto se osservata dal punto di vista della tutela del patrimonio naturale come patrimonio culturale. Un ambito che ha conosciuto in Italia un lungo e complesso iter istituzionale a partire dalla legge del 1922 sulla tutela delle bellezze naturali presentata in Parlamento da Benedetto Croce e che ha ispirato l’articolo 9 della Costituzione. Il tema della tutela in tutte le sue articolazioni appare oggi come uno degli strumenti più efficaci per contrastare e frenare le molteplici forme di degrado e di distruzione delle risorse ambientali.
Le scienze sociali offrono un’importante prospettiva per comprendere le dinamiche sociali, economiche e politiche che contribuiscono alla creazione e alla perpetrazione delle disuguaglianze. Esaminando fattori come la classe sociale, il genere, l’etnia e l’accesso alle risorse, le scienze sociali aiutano a identificare le cause profonde delle disuguaglianze e a sviluppare strategie effcaci per ridurle. Attraverso la ricerca empirica, l’analisi critica e la promozione di politiche pubbliche inclusive, le scienze sociali offrono strumenti fondamentali per combattere l’ingiustizia sociale e promuovere la giustizia, l’equità e l’inclusione. Una società più equa e senza barriere permette uno sviluppo economico più solido e sta- bile in cui tutte le persone hanno un accesso equo all’istruzione, all’occupazione, ai servizi sanitari e ad altre risorse cruciali.
Il forte aumento della popolazione mondiale, accompagnato da un eccezionale allungamento del ciclo della vita, rappresenta una delle principali caratteristiche del XX e XXI secolo. Questo processo incarna cambiamenti che hanno interessato il rapporto tra natura e società per cui fattori di tipo biologico si mescolano e si intrecciano con altri di tipo sociale. Se infatti il cambio demografico è una conseguenza di comportamenti che riguardano eventi naturali come la nascita e la morte, al contempo riflette scelte che fanno capo a mutamenti che investono la sfera culturale, oltre che a ragioni di tipo economico e scientifico. A fronte dell’aumento della popolazione, molti paesi si trovano ad affrontare nuove sfide:
Stiamo vivendo un periodo di rapida espansione delle nuove tecnologie digitali, come l’Intelligenza Artificiale, il Machine Learning e i Big Data, le quali hanno un impatto significativo sulla nostra mente e sulla società. Queste tecnologie si diffondono in diversi settori, tra cui il mercato del lavoro, l’uso delle risorse ambientali e la fruizione del patrimonio culturale. Le scienze umane e sociali svolgono un ruolo cruciale nel comprendere e guidare i processi di innovazione scientifica e tecnologica, ponendo gli esseri umani al centro di tali processi. Le nuove tecnologie digitali si basano fortemente sull’utilizzo dei dati. I dati aperti e la condivisione della conoscenza sono elementi essenziali nella ricerca e nell’innovazione. Queste dimensioni promuovono la trasparenza, la collaborazione e la democratizzazione delle informazioni, diventando particolarmente importanti nel campo delle scienze umane e sociali, che identificano e valorizzano l’impatto sociale della ricerca.
La complessità delle Scienze Umane e Sociali si riflette nelle diverse sfaccettature e articolazioni che esse presentano. Queste discipline sono eterogenee per obiettivi, linguaggio, metodi di ricerca e concetti come il tempo, lo spazio, il rapporto tra micro e macro, causa ed effetto. Nonostante le differenze, hanno in comune l’ambizione di essere scienze generali che interpretano e governano i fenomeni sociali e umani. I programmi di ricerca recenti, sia a livello nazionale che internazionale, riaffermano l’importanza centrale delle Scienze Umane e Sociali. Tuttavia, queste discipline faticano a farsi sentire e a essere riconosciute come portatrici di una conoscenza essenziale per affrontare le sfide tecnologiche e le situazioni di crisi e incertezza attuali. Questo avviene in un contesto in cui il ruolo della conoscenza scientifica e dei saperi esperti è sempre più controverso, come dimostrato anche durante la pandemia da Coronavirus. Le Scienze Umane e Sociali svolgono un ruolo centrale per diversi motivi: