Archivi

3 Mar 2026
Arzachena civiltà millenaria
portato avanti dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR e dal Comune di Arzachena, è finalizzato alla restituzione digitale di una serie di monumenti del territorio comunale e alla loro restituzione, per come dovevano apparire al tempo degli antichi abitatori dell’isola. Il rilievo digitale avviene attraverso le tecnologie di scansione laser e fotogrammetria. Si sono così realizzati modelli tridimensionali molto accurati dei monumenti, a partire da cui si è sviluppata una ricostruzione della situazione antica, sulla base di fonti documentarie e studi archeologici specifici. Questi scenari vengono resi disponibili al pubblico attraverso il web, per un’esplorazione interattiva, grazie alla piattaforma di visualizzazione ATON sviluppata dal CNR ISPC, che ottimizza i modelli in modo da facilitare la trasmissione di dati e permette di completarli con l’inserimento di informazioni di varia natura. I monumenti interessati al progetto sono, al momento: l’area nuragica de La Prisgiona, la necropoli neolitica di Li Muri, il cosiddetto “tempietto” di Malchittu e la tomba di Li Lolghi. Il lavoro si muove sul filo di un processo grafico e comunicativo coordinato, comprensivo di un video promozionale, di un sito web e di un brand coordinato finalizzato alla produzione di pannelli e adesivi che rimandino alla fruizione anche da luoghi non convenzionalmente associati alla fruizione culturale. Il fine è quello di realizzare un progetto complessivo di valorizzazione del patrimonio della Gallura convogliando anche pubblico non specificamente indirizzato a mete culturali e realizzando in questo modo una contaminazione di tipologie di utenza, che comprende anche un’analisi dell’affluenza sulla piattaforma e nei contesti territoriali (attraverso i dati di accesso alla piattaforma e gli ingressi ai siti), per valutare le correlazioni e gli effettivi risultati di questo approccio. https://arzachenaturismo.com/contenuti/1451200/arzachena-civilta-millenaria
20 Apr 2025
La Biodiversità agricola storica in un Patrimonio Culturale delle specie viventi e dei relativi agroecosistemi, materiale e immateriale, contro l’abbandono delle aree interne, la perdita delle identità locali e la scomparsa dei terroir (ex BAS-VO, DSU.AD045.003)
oncepisce il Patrimonio Culturale ‘vivente’ in senso esteso (la biodiversità agricola storica, intersecata alla naturale, e chi se ne prende cura nei secoli) e riacquisisce così quella parte di passato dinamico altrimenti non recuperabile, o non del tutto, nel tradizionale approccio di muovere “dal passato per il passato”, cioè solo tramite una catalogazione di strutture e oggetti, che fotografano una cultura in un certo periodo, sospeso nella sequenza temporale. Il gruppo di ricerca vede ciascuno impegnato nello sforzo di avvicinare proprie competenze e linguaggio in un interscambio e rilancio di dati costante e continuo, nel quale un corretto e approfondito esame, recupero e interpretazione delle fonti nell’ampio ventaglio della loro diversificazione (materiali, immateriali, delle specie e umane) è arricchito da un’informazione misurabile e codificata dell’analisi scientifica. L’idea di dare priorità alla conoscenza sviluppata da chi sta sul territorio e lo frequenta, affinando strumenti per interpretarla, reindirizzarla a livello scientifico e valorizzarla con la generazione di nuova, ha portato da subito a stabilire un’interlocuzione diretta e costante con le aziende agricole. Le azioni in campo supportano la formulazione di indirizzi di policy per il governo del territorio, basati su un uso più ampio e consapevole del bagaglio di ‘buone pratiche’ accumulato in millenni di agricoltura nelle diverse condizioni climatiche. Si procede quindi verso un ripensamento sia dei Cultural Ecosystem Services (CES), sia di un Circular Bio-Based Europe Joint programme, affinché venga esteso ad un’agricoltura contadina e ai sistemi di economia circolare attivati da essa nei secoli, oltre al pensare di riconvertire l’attività industriale.
18 Apr 2025
La festa del carro di Fontanarosa per CTE “Infiniti Mondi” di Napoli
in corso, rappresenta un esempio significativo di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale attraverso l’uso delle tecnologie digitali emergenti. Il caso studio riguarda la Festa del Carro di Fontanarosa, rito tradizionale profondamente radicato nella comunità locale e parte di un più ampio sistema di celebrazioni legate al grano diffuse lungo l’Appennino meridionale, per le quali è in atto un percorso di riconoscimento nella rete del patrimonio UNESCO. Il progetto si sviluppa su due direttrici principali: innovazione tecnologica e ricerca antropologica. Da un lato, si sperimentano strumenti digitali integrati — una cinematic immersiva con 3 schermi panoramici a 270° integrato da interfacce tangibili e sensoristica ad infrarossi avanzata, presso il Lab Metaverso della Casa delle Tecnologie Emergenti “Infiniti Mondi” di Napoli, Real Albergo dei Poveri — per creare una narrazione immersiva della festa. Dall’altro, si conduce un’indagine etnografica partecipata, documentando pratiche artigianali e stimolando momenti di riflessione collettiva sul significato del rito. Un esempio è l’evento comunitario del luglio 2024, che ha visto la rievocazione della mietitura tradizionale coinvolgendo diverse generazioni. Il progetto prevede inoltre una giornata di restituzione alla comunità, la pubblicazione di un libro divulgativo e la creazione di un sito web con le video-interviste raccolte. L’obiettivo è duplice: valorizzare e salvaguardare una tradizione viva, promuovendo allo stesso tempo un modello replicabile di interazione tra cultura, comunità e tecnologie emergenti.