Capitolo 3

La struttura demografica dei ricercatori italiani: come procede il ricambio generazionale?

Massimiliano Crisci, Lucio Morettini e Daniele Archibugi

Sommario

I ricercatori italiani sono troppo vecchi? In una società che sta invecchiando, i ricercatori seguono le tendenze inerziali della popolazione attiva oppure si comportano diversamente? Sulla base di una ricognizione della letteratura, in questa sede ci si domanda prima di tutto se e perché sia un problema l’invecchiamento del “personale di ricerca”, ovvero quella parte della forza lavoro che si dedica a generare idee per il futuro. L’analisi della situazione italiana e di quella dei suoi principali partner internazionali mostra che oggi, in effetti, i nostri ricercatori sono mediamente più vecchi che altrove, ma anche che nel corso degli ultimi quindici anni il quadro demografico del nostro paese non ha subito mutamenti di rilievo. Il contesto di spiccato invecchiamento del comparto ricerca ereditato agli albori del duemila è rimasto dunque simile senza che si riuscisse ad invertire la tendenza. Tuttavia, sussistono differenze importanti tra la struttura demografica dei ricercatori del settore pubblico e di quello delle imprese: nel settore privato le tendenze sono governate da elementi contingenti al mercato del lavoro, mentre nel pubblico pesano le decisioni politiche, soprattutto quelle relative a nuove assunzioni. Le buone prassi presenti in letteratura indicano come via migliore per garantire nel sistema ricerca il giusto equilibrio tra le diverse generazioni quella della programmazione, della stabilità e della continuità, elementi che in Italia sono finora mancati nella sfera pubblica.